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Strane fobie: la tripofobia è la paura dei buchi

Cos’è la tripofobia e come si manifesta

donne spaventate foto

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Ansia, panico, sudorazione eccessiva, respiro corto: sono queste le più comuni risposte messe in campo dall’organismo umano, quando un fattore esterno provoca una risposta d’ansia eccessiva e talvolta ingiustificata.
Se avete sperimentato reazioni fisiologiche di questa natura di fronte a stimoli specifici e, magari avete riscontrato che la medesima reazione viene innescata di fronte al medesimo stimolo, allora potreste chiedervi se per caso non soffriate di un disturbo di natura fobica, la cui entità lieve o maggiore è ricollegabile con il livello di reazione fisica esperito.

tripofobia

Esistono fobie di molte e differenti nature, che prendono di volta in volta nomi specifici. Si possono così trovare paure ingiustificate verso i ragni, gli insetti in genere, le grandi altezze, gli spazi aperti, oppure gli spazi chiusi.
Una fobia molto particolare è quella che si scatena di fronte a fori, piccoli buchi o fessure. Il suo nome è tripofobia ed è una forma di disturbo fobico non ancora riconosciuta dalla psichiatria ufficiale, ma presente tra le persona comuni in misura maggiore di quanto non si possa credere.
Il disturbo non è infatti descritto e neppure classificato nel DSM-V, il Manuale di classificazione dei Disturbi Mentali redatto dall’Associazione di Psichiatria Americana. Tuttavia, può essere ugualmente identificato mediante le osservazioni condotte a livello clinico dai professionisti della salute mentale.
Il disturbo si manifesta con una reazione d’ansia eccessiva e ingiustificata, scatenata dalla vista di bolle di sapone, buchi, piccoli pertugi e fessure. In altri casi può essere anche una superficie dall’aspetto bucherellato a stimolare la reazione di allarme, quale ad esempio può presentarsi quella di un alveare.


La reazione si scatena a livello inconsapevole ed è del tutto involontaria, scatenata come reazione di allarme dalle regioni del nostro cervello deputate alla veglia e vigilanza.
La fobia viene scatenata dall’associazione, ingiustificata, tra la visione di buchi e la prefigurazioni di situazioni di estremo pericolo.
A livello ontologico, una recente ricerca condotta dall’Università di Essex, riconduce le origini di questo disturbo al corso evolutivo dell’uomo. Il nostro cervello conserva infatti i sedimenti che si sono accumulati, come una sorta di stratificazione, nel corso dell’evoluzione della specie.

Questo aspetto comporterebbe il fatto che, in alcune aree recondite del nostro encefalo, resisterebbe ancora una traccia mnestica molto arcaica, nella quale è registrata un’informazione di forte pericolo in presenza di buchi. Pensiamo all’uomo nell’antichità, quando viveva di caccia. Nella sua esperienza è comprensibile come da buchi e fessure potessero uscire animali pericolosi, magari velenosi, dai quali poteva anche essere difficoltoso difendersi.
A livello neuropsicologico il contenuto di allarme dettato da queste esperienze primordiali sarebbe presente e latente in ciascun individuo, per poi attivarsi sotto determinate condizioni particolari.
La ricerca condotta dall’Università ha evidenziato come la visione di immagini a contenuto tripofobico scatena mediamente una reazione di fastidio in tutti gli individui. La cosa è assolutamente tollerabile nella maggior parte dei soggetti osservati, ma assume i connotati del disturbi in chi è affetto da questo disturbo. Mal di testa, ansia, soffocamento, sono le reazioni scatenate in queste persone.

In altre parole, l’uomo è da sempre programmato per difendersi dalle minacce esterne, che sono profondamente cambiate nel corso dell’evoluzione della specie.
Alcune tracce mnestiche, che dettano reazioni comportamentali, sono quindi del tutto ingiustificate nell’epoca contemporanea. Tuttavia, per motivi spesso inconsci, capita che questi schemi mentali possano riattivarsi.
Fin qui la spiegazione neurobiologica, ma come affrontare un eventuale disturbo di tale origine?

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Le tecniche più efficaci per affrontare un disturbo d’ansia di natura fobica sono generalmente quelle che prevedono un mix tra intervento farmacologico e intervento psicoterapico.
Il primo richiede la consulenza di un medico psichiatra, mentre il secondo viene condotto da professionisti della salute in possesso di un diploma di specializzazione in psicoterapia, questi possono essere sia medici che psicologi.
Esistono molte scuole di psicoterapia che prevedono interventi di natura differente, nel caso dei disturbi di natura fobica un intervento che trova la miglior efficacia, documentata dalla letteratura scientifica, è quello di natura cognitivo-comportamentale.

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